Tuesday, October 27, 2009

Qualcosa in italiano


Il Palio di Feltre

Riporto un mio articolo apparso sul quotidiano australiano La Fiamma



Feltre è un’antica cittadina ai piedi delle Dolomiti, nella provincia di Belluno. Il centro storico è ricco di case e palazzi del 1500 e l’atmosfera è quella di molte città rinascimentali italiane: semplice e signorile al tempo stesso.

Ma la cosa forse più interessante di Feltre è proprio l’esser fuori dai percorsi turistici tradizionali dell’Italia, rimanendo quindi un piccolo gioiello tutto da scoprire.

Uno dei momenti migliori per visitare la cittadina, che conta circa ventimila abitanti, è il primo fine settimana d’agosto, quando le strade del centro storico si riempono di mercatini medioevali, dame e messeri in costumi d’epoca, tamburini e sbandieratori, tutti intenti a celebrare il Palio di Feltre.

Il Palio è nato per rievocare il momento in cui, nell’anno 1404, e dopo secoli di invasioni e guerre, Feltre decise di porsi spontaneamente sotto al protettorato della Serenissima Repubblica di Venezia.

I quattro quartieri della città che si sfidano per il Palio (un drappo dipinto ogni anno da un artista diverso e decorato con i simbolici 15 ducati d’oro dell’originale Palio quattrocentesco) sono Santo Stefano, Port’Oria, Castello e Duomo, e corrispondono alle quattro zone della città e frazioni circostanti.

Da pochi mesi mia madre vive nel centro storico, proprio nel cuore del quartiere di Santo Stefano, e quindi quest’anno ho avuto anch’io occasione di partecipare, non solo da visitatrice, ma anche da contradaiola. I tre giorni di Palio sono cominciati il venerdì con le quotatissime cene di quartiere, tutte per strada e a pochi metri l’una dall’altra, così da offrire l’occasione ai quattro quartieri di confrontarsi da subito culinariamente con arrosti su spiedi giganti, piatti locali, vino e musica fino a tardi.

Sabato le strade si sono riempite di gente in costumi nobili e paesani, mangiafuoco e giocolieri, soldati medioevali e bancarelle di artigianato e prodotti locali. La sera si sono svolte le prime due gare: il tiro con l’arco in Piazza Maggiore, e la staffetta, nel ripido centro storico. La domenica, dopo la messa in costume (con addetta benedizione dei cavalli) e due lunghi cortei storici, c’è stato il tiro alla fune, ed infine la gara più affascinante, arcaica ed emozionante di tutte: la corsa dei cavalli. Tutte le gare accumulano punti, ma il risultato finale è spesso determinato da questa corsa finale, tenendo tutti i contradaioli con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Descrivere un Palio non è semplice: chi è abituato a guardare il Palio di Siena ed altre manifestazioni simili saprà bene di cosa parlo, perché le emozioni sono sempre altissime.

Son ben felice di sapere che i cavalli sono soggetti a rigorosi controlli veterinari, ma nervoso si è subito mostrato uno dei destrieri del quartiere Port’Oria (a Feltre ogni quartiere corre due cavalli, per un totale di otto) e due false partenze non hanno sicuramente migliorato la tensione del momento, per me inclusa che ho quasi sentito bisogno di un veterinario che controllasse a me il polso. La terza partenza senza botto, approvata comunque dal Messere, ha subito visto in testa il cavallo di Duomo seguito dai due destrieri di Castello. Il dorsante ombreggiato dove i due quartieri con meno punti risedevano si è risvegliato in un boato di speranza nuova ed io mi sono sentita compleatamente coinvolta, e parte vibrante di Pra del Moro, il campo dove corrono i cavalli. Sebbene a forza d’uomo le contrade vincenti fin’ora fossero state Santo Stefano e Port’Oria, il fato si è compleatmente rovesciato. Duomo ha mantenuto la corsa fino quasi alla fine, solo per venire clamorosamente superato da Castello, che si è aggiudicato pure il terzo posto, e quindi abbastanza punti per la vittoria finale.

Ho guardato istintivamente non le reazioni dei ‘miei’ contradaioli di Santo Stefano, ma quelle dei contradaioli di Port’Oria, rimasti fulminati da una sorte che è sembrata ingiusta ed amara, e con un ultimo cavallo che ha celeremente lasciato il campo sotto un’atmosfera cupa e desiderosa di spiegazioni. Non potevo che provare simpatia per i tamburini e sbandieratori giallo-neri, ancora increduli e ridotti al quarto posto, gli ultimi a lasciare le proprie transenne con il cuore praticamente infranto. Ma questo, mi dicono, è il significato del Palio, e tutte le passioni si devono vivere in pieno per capirlo. Santo Stefano si è dovuto accontentare di un secondo posto, ma forse sentito in modo onorevole e con una vittoria mancata solo per poco. Duomo, che ha vissuto, anche se per pochi momenti, quella speranza che solo una veloce corsa di cavalli può offrire, ha incassato il terzo posto.

Ma alla fine è stato bellissimo vedere le bandiere blu con il leone d’oro del quartiere Castello volare alte nel cielo di Pra del Moro, con lo sfondo proprio del simbolo di Feltre: il castello di Alboino, che guardava benegnimo i propri contradaioli.
Photos by Alessandra Zecchini ©



Io...







3 comments:

  1. ciao ale.
    scusa per non averti risposto, avevo intuito ma mi era abbastanza doloroso affrontare la cosa.
    in ogni caso ti abbraccio forte forte.
    PS non è che potresti ingrandire la foto di quella signora in abiti d'epoca mi sa di bella signora. :)

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  2. Grazie carissima. E per la foto...per il momento rimane piccolina cosi' rimane il mito di bella signora ;-)

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  3. Grazie per questo post meraviglioso. Ammirando il tempo e l'impegno che mettete nel vostro blog e dettagliate informazioni vi offrono.

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